Le abilità sociali

Le abilità sociali

Ciao a tutti,

Oggi vorrei parlare delle abilità sociali che troppo spesso vengono date per scontate o addirittura messe da parte.

Viviamo in una società in cui ciò che più conta è la prestazione e non come si raggiunge il risultato e pertanto si lasciano indietro i più deboli. Questo avviene fin dalle scuole elementari, dove i bambini con qualche difficoltà in più troppo spesso non trovano spazi in mezzo al gruppo. Quante volte in classe si sente un bambino gridare “finito!”, “primo!”, fatto!” e così via.Quante volte capita invece al contrario che un bambino che abbia finito prima degli altri vada ad aiutare un compagno in difficoltà prima di dichiarare di aver finito? Purtroppo questo è uno degli effetti dello scarso spazio che si dà a casa, a scuola ed in molti altri contesti per insegnare ai nostri figli le abilità sociali.
Ma cosa si intende per ABILITÀ SOCIALI?

È sicuramente un argomento di vasta portata e non basterebbero mille articoli per dare una risposta, ma vedremo in questo breve scritto di affrontarne alcune.
La prima, seppur possa sembrare banale, è il PRESENTARSI. È un’abilità di vitale importanza, perché se ci si presenta nel modo corretto, si dà agli altri la possibilità di conoscerci, evitando spiacevoli pregiudizi. A seconda delle età lo si farà in diversi modi, ma è importante che la presentazione avvenga prima con il proprio nome, ma non si limiti a questo e venga protratta per più tempo. Una vera presentazione è infatti da intendersi come una serie di informazioni che noi diamo su noi stessi e sui nostri interessi, per dare agli altri la possibilità di condividere un pezzo della loro vita con la nostra ed entrare così in relazione con noi. Basti pensare che molto spesso i bulli scelgono le vittime tra le persone che conoscono meno e che in generale riescono a condividere poco con gli altri (ovviamente non intendo dire che sia colpa della vittima quando subisce azioni dal bullo, ma semplicemente che alcune caratteristiche possono favorire il diventare vittima prediletta).

Una seconda abilità di cui mi piacerebbe parlare è il saper FARE RICHIESTE. Molto spesso si tende infatti a dire “Marco viene escluso dagli altri che non lo fanno mai giocare”, ma raramente ci si ferma a chiedere se Marco abbia chiesto di giocare nel modo corretto. Alcuni suggerimenti per una corretta richiesta sono i seguenti passi.
1) Osservare gli altri che giocano;
2) Capire se è un buon momento per chiedere di giocare (se stanno litigando meglio evitare…);
3) Capire chi tra quelli che giocano è la persona a cui è meglio chiedere (leader positivo);
4) Chiedere gentilmente con un “per favore” o qualcosa di simile;
5) Nel caso in cui ci venga comunque detto di no chiedere il perchè e chiedersi se abbiamo fatto tutti i passi precedenti.

Quest’ultimo punto è fondamentale, dato che nonostante tutte le strategie immaginabili, è possibilissimo che gli altro ci dicano di no, ma se abbiamo fatto tutto come si deve e valutiamo che siamo stati bravi e che il rifiuto non è dipeso da noi, possiamo essere un pochino fieri di noi stessi. Andarsene dal gruppo dopo un rifiuto significa per un bambino poter pensare non mi vogliono e non so fare nulla, ma se il bambino si è valutato come bravo nella richiesta, oltre a questi sentimenti spiacevoli (che comunque ovviamente rimangono) percepirà anche un senso di soddisfazione che controbilancerà la tristezza di un rifiuto ed innalzerà la sua autostima. Inoltre l’aver chiesto il perchè può averci dato una risposta che non ha nulla a che fare con noi (stiamo finendo una partita, quindi per adesso non puoi entrare). Tutto questo è riconducibile ad un’altra abilità sociale: SAPER ACCETTARE UN RIFIUTO.
A questo punto viene naturale parlare di un’altra abilità sociale ovvero il SAPER RIFIUTARE. È infatti importante insegnare a bambini a rifiutare alcune richieste. Il rifiuto dovrebbe essere dato innanzitutto solo quando giustificato e sensato. Se proprio lo si deve dare è inoltre fondamentale che venga fatto nel modo più gentile possibile e spiegandone il perchè. Se il perchè è legato alla persona che ci sta facendo la richiesta (perchè mi sei antipatico, perchè con te non gioco ecc.) il rifiuto è ingiustificato e quindi non andrebbe dato.

Infine vorrei trattare il concetto di INTERDIPENDENZA POSITIVA. Premettendo che esistono interi manuali su tale costrutto e che quindi il mio sarà solo uno spunto, credo che sia una delle più importanti, se non la più importante, abilità sociali. Si tratta in parole più semplici del ben più conosciuto motto “tutti per uno, uno per tutti”. Essa è il punto cardine attorno a cui ruota ogni dinamica di apprendimento cooperativo e che distingue questo dai semplici (seppur importanti) lavori di gruppo. Ne esistono di diverso tipo: interdipendenza di obiettivo (il gruppo raggiunge il risultato solo se tutti vi sono riusciti ed hanno lavorato da protagonisti), interdipendenza di risorse (ogni gruppo condivide materiali, spazi e risorse cognitive in quanto, se ben impostato il lavoro, qualora ognuno procedesse in autonomia, non avrebbe a disposizione le risorse necessarie) e interdipendenza di ruoli o leadership distribuita (ogni bambino nel gruppo ha un ruolo fondamentale dal quale il gruppo non può prescindere).
Questa abilità favorisce il fatto che i bambini non lavorino più solo per se stessi e per la prestazione, ma lavorino con gli altri e sostengano gli altri vedendoli talvolta come tutee (apprendisti), talvolta come tutor (insegnanti).

Questo breve articolo, come al solito, vuole solo essere uno spunto di riflessione. Se qualcuno avesse commenti o volesse maggiori informazioni sui temi trattati, non ha che da farmelo presente, postando un commento o inviando una mail a [email protected] Ricordo inoltre che sul sito www.thomasrivetti.it potete trovare alcuni video tratti dal mio canale youtube in cui parlo brevemente di altri argomenti.

Ciao a tutti e ci vediamo al prossimo articolo!

Thomas Rivetti

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2 risposte a Le abilità sociali

  1. antonella scrive:

    Buongiorno Thomas, in qualità di insegnante cerco di utilizzare come metodologia l’apprendimento cooperativo. Ma anche per noi insegnanti non è sempre facile: lavoriamo in team, dobbiamo rapportarci con le famiglie, abbiamo a volte richieste pressanti da più fronti. Devo dire però che in questo ciclo ( ho alunni di terza) mi sento molto fortunata: le colleghe condividono con me questa metodologie e le famiglie si mostrano molto favorevoli al fatto che trasmettiamo dei valori e cerchiamo di coltivare abilità sociali. Questo ti permette di continuare su questa strada, perchè a volte non basta crederci, devi anche trovare terreno fertile!

     
    • thomasrivetti scrive:

      Gentile insegnante, questa è una puntualizzazione più che giusta. Infatti all’interno della classe spesso è difficile dare spazio all’apprendimento cooperativo e non sempre viene condiviso dai colleghi. Tuttavia è sufficiente anche un’ora al mese e anche solo nelle proprie lezioni; infatti anche se i risultati arriveranno più tardi e non potremo darci obiettivi troppo ambiziosi, sarà comunque possibile fare qualcosina sulle abilità sociali. Chi gioca a pallavolo una volta al mese impara più tardi e meno rispetto a chi si allena 3 volte alla settimana, ma qualcosa impara e rispetto alla prima volta che ha preso in mano una palla, saprà giocare sicuramente molto meglio. Per cui il mio consiglio è darsi sempre obiettivi minimi in base alle proprie possibilità e lottare con tutti noi stessi per raggiungerli.
      Grazie mille per il commento e a presto

      Thomas

       

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